Iso from Atem – una metamorfosi al contrario

In molti hanno proposto il tema dell’olocausto ma questo spettacolo rappresenta una chiave di lettura diversa. Tutti i racconti sugli ebrei nei campi di concentramento finiscono con la loro morte, nel corpo e nello spirito. Iso from ATEM ridona dignitàall’essere umano. Si parte dal momento in cui le persone erano ridotte ad un solo corpo fisico senza rispetto, senza dignità, fino ad arrivare, in un percorso a ritroso, a quella sera di festa dove le protagoniste erano felici, integre del loro corpo e della loro individualità e qualcuno si è arrogato il diritto di togliergliela.

Lo spettacolo racconta la storia di tre figure femminili situate in un campo di concentramento Austriaco alla fine della seconda guerra mondiale. Troviamo tre donne in uno stato di degrado disumano con una scenografia che rappresenta un letto a castello di legno poverissimo a tre posti. Sui tre piani, che simbolicamente rappresentano il fisico, la psiche e lo spirito, vivono tre persone considerate ancora meno importanti di un scarafaggio. Situazione liberamente ispirata alle atmosfere e le letture de “La Metamorfosi” di Franz Kafka, Qui, le tre figure,non hanno nemmeno la libertà di uscire, di mangiare, di vivere e di esistere che ha un insetto. Per tre motivi diversi queste donne si trovano in condizioni di vergogna, sensi di colpa e disumanizzazione che fu il risultato devastante della Shoah. La regia dello spettacolo vorrebbe, attraverso immagini, suoni musicali ed espressione corporea, riportare le nostre protagoniste a ciò che furono prima del fenomeno Nazista che colpì il mondo intero. Vorremo vedere, attraverso una metamorfosi, riportare le persone in vita, intere, con la dignità che dovrebbe appartenere ad ogni essere umano. Il tema di una metamorfosi al contrario è presente fin dal titolo “Iso From Atem” che, per l’appunto, è l’inversione della parola “metamorfosi”.

Le musiche realizzate dal vivo sono espressamente pensate e composte per l’azione. I momenti di improvvisazione sonora e gestuale e i brevi accenni testuali ricomporranno le vite dei personaggi. Movimenti che dalla morte lentamente rientrano con molta sofferenza ad avere coordinazione ed equilibrio.

GLI ARTISTI

Federico Ermirio,ideazione e direzione del progetto

Peter Larsen e Lola Bofelli, coreografie e regia

Monica Brusco, coreografie

Kate Hamilton, violista

Martina Allia, danzatrice

Lola Bofelli, attrice

Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova, scenografie a cura degli studenti della scuola di scenografia , (docente Guido Fiorato)

Peter Larsen Dance Studio ASD, sviluppo del progetto

LE MUSICHE

Musiche originali per viola sola eseguite dal vivo, composte da Menachem WiesembergSavvas Tsiligiridis, Max Savikangas e Matteo Bertolina.